Perché si scrive?

Perché si scrive?

Cercavamo un modo per presentare Lilith Moscon, autrice de “Il Mago Tre-Pi”, primo progetto editoriale di Telos dedicato alla dislessia.
Abbiamo trovato che il miglior modo fosse lasciarle la parola. Le abbiamo chiesto: Cosa vuol dire per te scrivere e, nello specifico, scrivere per bambini?

Lilith Moscon ci ha risposto così:

Scrivere nasce dal duplice movimento del mondo verso lo scrittore e dello scrittore verso il mondo. I bambini, mentre giocano, esplorano il territorio che li circonda inglobando le suggestioni di quel territorio nei loro giochi: una pianta di rosmarino può diventare casa per le fate, un tronco tagliato può trasformarsi in nave e una lastra di cemento può divenire fiume o pista da ballo.
Quando si scrive, l’oggetto della nostra scrittura può dilatarsi e cambiare secondo la lente della nostra fantasia e secondo quanto ci viene suggerito dal paesaggio in cui ci troviamo.
A volte sono gli elementi del paesaggio che stiamo attraversando a venirci incontro e a raccontarci le loro storie, a svelarci le loro identità nascoste.

Scrivere è un atto di fede, come sostiene la filosofa María Zambrano: è la fede che lo scrittore ripone nel venire visitato da segreti e, allo stesso tempo, negli effetti che questi segreti produrranno nella realtà.
Nel racconto di Eduardo Galeano “La casa de las palabras”, contenuto nell’opera “Los sueños de Helena”, le parole vengono immaginate all’interno di bottiglie di cristallo. Aspettano l’arrivo dei poeti. Si offrono a loro, con una voglia matta di essere scelte, pronunciate, toccate, leccate.

La casa delle parole è la dimensione che ospita colui che scrive. Le bottiglie di cristallo sono la dimora delle parole ma anche l’isolamento effettivo in cui si trova lo scrittore. Solo le parole possono rompere il suo isolamento rendendolo comunicabile. Le parole che si offrono al poeta, sono l’anello di congiunzione tra quest’ultimo e il mondo. È grazie a questa offerta che i segreti del poeta vengono scritti e condivisi.

Si scrive per sviluppare un orecchio, come osserva Paolo Cognetti nel suo libro “A pesca nelle pozze più profonde”, teso ad ascoltare da un lato la lingua della poesia e della letteratura, e dall’altro quella della casa, della strada, del quartiere, della città.
Si scrive perché ci siamo innamorati di alcuni libri e dei loro autori, o perché nel groviglio del quotidiano abbiamo visto qualcosa rilucere, richiamare la nostra attenzione. È possibile trovarsi con le mani sulla tastiera o su un pezzo di carta inseguendo questa luce, col timore che sparisca, come un amante, nel bel mezzo della notte.

La scrittura per bambini sposa le stesse motivazioni della scrittura per adulti. Mi metto nella schiera di coloro che non credono molto nella distinzione tra le due scritture. La scrittura per bambini può essere più semplice sul piano della forma e del lessico, ma tale semplicità non dovrebbe alterare la profondità dei suoi contenuti, come spesso accade.
Dal mio punto di vista, scrivere per bambini implica lavorare alla creazione di sintesi simili a quelle a cui tende il linguaggio poetico. In ciò risiede per me uno degli aspetti più difficili e al contempo più magici della “letteratura per l’infanzia”.

Il primo progetto

Il primo progetto

Iniziare qualcosa non è mai facile, ci proviamo.
È arrivato il momento di presentare il primo progetto editoriale di Telos, un libro in formato cartaceo e digitale, dal titolo Il Mago Tre-Pi, scritto da Lilith Moscon e illustrato da Marta Pantaleo. Il progetto è dedicato a tutti i tipi di lettori, in particolare ai lettori dislessici (9+).

L’idea di dedicare e creare un libro adatto a lettori dislessici nasce circa un anno fa dal lavoro di osservazione e ricerca di un équipe multidisciplinare composta da Luana Astore (filosofa ed editrice Telos), Fabiana Illiano (psicologa e tutor DSA), Ilaria Papiri (docente e tutor DSA), Gioia Santacaterina (neuropsicomotricista).

Creare un progetto editoriale sul tema della dislessia non è cosa facile. È un tema delicato, che ha ricadute cliniche e scientifiche. È un tema che riguarda bambini e ragazzi che leggono in maniera differente e che spesso provano frustrazione di fronte ad un libro perché lo sentono uno strumento inaccessibile. Volevamo consegnare ai lettori dislessici un libro bello e accessibile, o, meglio, accessibile, sì, ma bello. Perché un libro, a nostro parere, anzitutto deve essere bello, ovvero deve avere una storia, una storia che ti entra nell’anima che deve essere accompagnata da illustrazioni che raccontano quella storia con la stessa intensità. L’aspetto contenutistico è sostanziale nel momento in cui si decide di pubblicare un libro. Poi ci sono gli strumenti di “compensazione” per rendere un libro “accessibile” o altamente leggibile. A chi? A lettori che leggono in maniera differente e che hanno bisogno, per potersi permettere di appassionarsi ad una storia, di supporti adeguati. In altre parole, se hai accesso ad un libro puoi valutare se ti piace oppure no, se la storia è noiosa o interessante. Se l’accesso non ce l’hai allora non ti resta che chiudere il libro. Nel momento in cui apri il libro e quel “supporto” è adeguato al tuo modo di leggere, allora puoi essere un lettore libero. Libero di fare cosa? Libero di sfogliare il libro, di chiuderlo dalla noia, di lasciarlo, di toccarlo, di sognare insieme ad esso (sullo sfondo teniamo a mente le riflessioni di Daniel Pennac presenti nel celebre Come un romanzo, Milano, Feltrinelli, 1999).

Abbiamo dunque cercato di tenere insieme i due aspetti, contenuti e accessibilità, l’uno non può stare senza l’altro, e di scegliere quello che per le nostre possibilità di quel momento poteva essere il meglio.

Ci sentiamo fortunate perché è nato Il Mago Tre-Pi, una storia che racconta l’arte di essere, o meglio, di diventare sognatori nella vita, l’arte di credere nei sogni che sembrano i più utopici e irrealizzabili, ma che con il tempo, con la passione, con la pratica, con la costanza e l’allenamento, con le sconfitte, le frustrazioni e le paure, si realizzano nelle nostre vite perché noi lavoriamo per realizzarli. Questo libro rappresenta per noi un invito ad appassionarsi ai propri sogni, a lavorare sulla loro realizzabilità, a tracciare un percorso guardando sempre una meta.

Abbiamo scelto di accompagnare questa storia dal carattere universale a supporti accessibili per lettori dislessici: – font certificato ad alta leggibilità Easyreading; – accorgimenti di impaginazione e formattazione del testo per tentare di seguire il più possibile il flusso della lettura; – stampa su carta avoriata per ridurre lo stress visivo; – versione digitale interattiva e multilingue (italiano, inglese, francese, spagnolo) creata in collaborazione con il partner francese Mobidys. Il lettore potrà personalizzare la propria lettura e dunque scegliere il proprio modo di leggere il testo selezionando tra diverse opzioni di “accessibilità”: audiolibro, sillabazione, spaziatura dei paragrafi e dei caratteri, “definizioni”, etc.
Questo costituisce da parte nostra un ulteriore invito a favorire e stimolare i processi di autonomia nella lettura.

Il progetto sta per essere lanciato attraverso una campagna di crowdfunding sulla piattaforma americana Kickstarter. Tra pochissimi giorni indicheremo il link di riferimento della campagna. Vi invitiamo a scoprire i dettagli del progetto.

È stato un anno di incontri, di ricerche, di scelte. Ci auguriamo una buona ricezione. Abbiamo ora bisogno del vostro aiuto e della vostra condivisione perché questo nostro “sogno” trovi la sua realtà nella pubblicazione de Il Mago Tre-Pi.

Sinossi: Il Mago Tre-Pi ha come protagonisti il medico e folklorista Giuseppe Pitrè e un ragazzo, Nicola.
Pitrè è stato il più importante raccoglitore e studioso di tradizioni popolari del XIX secolo. Fondatore della Demopsicologia e senatore del Regno, ha ricoperto diverse cariche di rilievo nel corso della vita.
All’interno del racconto abbiamo a che fare con il suo fantasma, con una sua apparizione tra l’antica libreria Reber e la casa di Nicola.
Il medico raccoglitore di fiabe, proverbi, usanze e giochi, fa conoscenza del ragazzo durante tre incontri segnati da altrettante domande: “Di cosa sono fatti i pensieri?”, “Di cosa sono fatti i sogni?”, “Di cosa sono fatte le città?”.

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