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Life Begins At The End Of Our Comfort Zone (La Vita Inizia Alla Fine Della Nostra Zona Di Comfort) – L’esperienza DAD In Una Scuola Montessori In Belgio

Life begins at the end of our comfort zone (La vita inizia alla fine della nostra zona di comfort) – L’esperienza DAD in una scuola Montessori in Belgio

di Diana Capriotti,

educatrice, formatrice, maestra metodo Montessori in una scuola di Bruxelles

 

 

Secondo uno studio di P. Lally (2009) abbiamo bisogno di circa 66 giorni per acquisire una nuova abitudine nella nostra quotidianità.

Io insegno in una scuola Montessori di Bruxelles a bambini e bambine dai 2 ai 4 anni, e parte del mio lavoro consiste, o forse consisteva, nel creare delle abitudini. La routine giornaliera consente a quell’età di sviluppare il senso del tempo, di sapere cosa succederà durante la giornata e, di conseguenza, di accrescere il senso di sicurezza e autostima.

Anche se non siamo più bambine/i, le abitudini continuano ad essere rassicuranti; sapere cosa fare, come farlo, perché farlo ci mette a proprio agio, senza avere il  bisogno di mettere in campo tutte le nostre energie, di fare costantemente i conti con le nostre incertezze e mancanze.

Il covid-19, provocando un cambio repentino della nostra routine, ci ha fatto sentire di nuovo insicure, spaesate; ci ha costrette ad uscire dalla nostra comfort-zone e ci ha messe di fronte ad una situazione nuova, apparentemente senza strumenti o indicazioni.

La scuola è chiusa ma l’apprendimento deve continuare. Come? All’età di 2-3 anni, l’apprendimento passa soprattutto attraverso il corpo; il/la bambina impara la coordinazione motoria, la corretta impugnatura della matita, l’autonomia nella cura della propria persona, nella cura dell’ambiente circostante (imparare a notare se c’è acqua per terra e ad asciugare, imparare a controllare se le piante hanno bisogno di essere annaffiate, se è necessario lavare le tazzine prima di preparare il tè). Impara dall’osservazione del mondo.

È possibile insegnare tutto questo a distanza? In un certo senso sì.

Personalmente ho dovuto però superare due fasi:

1_ La fase distruttiva del “non vale la pena fare nulla, nulla sarà mai paragonabile a quello che facciamo a scuola”

2_ La fase della fatica dell’apprendimento, del “non imparerò mai ad usare gli strumenti informatici di cui ho bisogno” o comunque della frustrazione di dover passare ore ed ore a capire come funziona un semplice programma.

 

La scuola ci ha indicato, come strumenti, la piattaforma Padlet e l’applicazione Zoom, in modo da avere un contatto diretto e quotidiano con la classe.

Io e la mia collega, ci siamo ritrovate ad affrontare diverse sfide:

  • come mantenere il metodo Montessori a distanza evitando che i/le bambine si ritrovassero a lavorare sempre al tavolo con carta e matita.
  • come mantenere un equilibrio adeguato tra la didattica a distanza e la non esposizione agli schermi.
  • come preparare una lezione adeguata al contesto.
  • come seguire l’andamento individuale e fornire a ogni bambino/a gli stimoli adeguati al proprio livello di apprendimento.

 

In questo nostro percorso la presenza costante dei genitori è stata fondamentale sia per la preparazione dei materiali necessari alle attività (tagliare i materiali, acquistare fiori, cibo etc.) sia per la partecipazione attiva, che ha stimolato i loro figli/e.

 

Ecco alcune soluzioni che abbiamo trovato:

 

Per evitare l’esposizione prolungata agli schermi, abbiamo deciso di proporre due sessioni zoom al giorno di circa 20/30 minuti (una in inglese una in francese, per mantenere il bilinguismo della scuola), a distanza di almeno un’ora l’una dall’altra. Alla prima sessione partecipa tutto il gruppo classe, così che le/i bambine/i hanno modo di vedere e salutare i loro compagni. Per la seconda sessione il gruppo è diviso in due per facilitare l’interazione; i rumori di sottofondo sono minori, i microfoni possono restare accesi e ognuno/a ha più tempo per mostrare il proprio lavoro.

 

Abbiamo creato una routine: iniziamo ogni sessione ballando e cantando le stesse canzoni.

 

Abbiamo ripensato i materiali sensoriali adattandoli al contesto casa, ad esempio l’attività di appaiamento oggetto-immagine si è trasformata in appaiamento dei calzini; l’attività dei solidi Montessori si è adattata agli oggetti della casa: abbiamo mostrato una carta di un cubo/cono/cilindro e abbiamo chiesto di cercare in casa un oggetto di forma cubica/conica/cilindrica.

 

Poiché la tipica lezione Montessori dei tre tempi (comunicazione del vocabolo: “questa è la corolla”; riconoscimento dell’oggetto: qual è la corolla?; verifica: “come si chiama questa parte?”) a distanza è troppo complicata, le carte nomenclature le abbiamo spesso collegate alla creazione di un libricino con le immagini da colorare. L’insegnante presenta e nomina tutte le parti del fiore ad esempio, poi ognuno/a può scegliere una o due parti da colorare. Nel momento in cui mostra il proprio disegno ha la possibilità di dire “Ho colorato la corolla”.

 

Abbiamo pensato le attività in base alle informazioni sulla vita dei/delle bambini/e che avevamo. Molti hanno un giardino? Allora parliamo dei fiori, così possono osservarli dal vivo, sentirne il profumo, possono raccontarci i colori dei fiori del loro giardino.

 

Restano necessariamente esclusi dalla didattica distanza alcuni dei pilastri del metodo Montessori, l’osservazione da parte dell’insegnante, l’educazione e la relazione tra pari, per ovvi motivi. Parte del lavoro dunque è necessariamente delegato agli/alle adulti/e di riferimento che sono fisicamente presenti nella vita dei/delle bambini/e. Anche per questo in tutte le attività che abbiamo postato nel Padlet, abbiamo fornito la spiegazione dettagliata su come presentarle.

 

Sono passati quasi due mesi, quasi 66 giorni da quando abbiamo iniziato la didattica a distanza, iniziamo a sentirci comode nella nostra nuova routine e, ironia della sorte, è il momento di tornare a scuola. Le scuole in Belgio riapriranno l’11 maggio. Ovviamente la routine scuola non sarà come prima. Le nuove direttive ci impongono di cambiare lo svolgimento delle giornate, di ripensare la sistemazione dei mobili in classe, di eliminare certe attività, per garantire la sicurezza. Insomma si ricomincia daccapo!

Sul muro accanto alla porta dell’ufficio amministrazione della mia scuola c’è un quadro con una scritta: LIFE BEGINS AT THE END OF YOUR COMFORT ZONE (la vita inizia alla fine della tua zona di comfort).

Come ha detto una mia collega, ancora prima che le competenze tecnico-informatiche, l’abilità acquisita in questo periodo è stata l’adattamento a pensarci bene il fulcro del nostro lavoro di insegnanti Montessori consiste esattamente nel preparare i/le bambini/e alla vita, proprio attraverso l’adattamento. Vedere che noi possiamo adattarci, anzi che lo abbiamo fatto, mi dà la sicurezza di sapere che siamo dei buoni modelli per chi sta imparando a vivere.

 

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